Schengen e la fine del lavoro in Italia

Nel mio precedente articolo dal titolo i dati ISTAT sono la prova che il il Jobs Act non funziona avevo spiegato che i numeri dell’ISTAT sull’occupazione a novembre 2015 erano la prova che il jobs act del premier italiano Matteo Renzi fossero quanto meno deludenti.

La mia analisi che inizia con questo primo articolo di tre invece si concentra sul perhe’ i governi presente e passati hanno fallito in materia di lavoro e occupazione, fornendoti alcuni semplici strumenti di analisi economica per aiutarti a carpirne le ragioni.

il primo paragrafo “il modello economico del mercato del lavoro” trattera’ in modo semplificato la teoria classica sul mercato del lavoro, si tratta di una esposizione semplificata del modello, puoi trovare una spiegazione piu dettagliata al seguente indirizzo.

curve di domanda e offerta di lavoro – ipotesi classica

il secondo paragrafo “gli effetti delle politiche economiche” trattera’ gli eventi che hanno avuto un impatto sul mercato del lavoro e come, tali eventi hanno influenzato salari e occupazione, in questo primo articolo trattero’ gli effetti di Schengen, in altri due articoli prossimi continuero’ la trattazione includendo anche l’adozione dell’Euro, nel terzo articolo tratterò invece il jobs Act di Renzi.

Alla fine della lettura dei tre articoli avrai ben chiara l’idea sul perche’ i governi passati e quello attuale hanno fallito in tema di politiche per il lavoro.

 

il modello economico per il mercato del lavoro

Senza entrare nel dettaglio del modello economico classico su domanda e offerta del lavoro, ti basta sapere che in economia, volendo semplificare molto le cose perché il modello esposto e’ molto semplificato, si usa un modello di domanda e offerta del lavoro come di seguito indicato:

curva di domanda e offerta di lavoro

ti ricordo di nuovo che volendo puoi approfondire l’argomento studiando il modello in modo piu’ approfondito al seguente indirizzo curva di domanda ed offerta di lavoro – ipotesi classica

La semplicita’ del modello non vuole e non può calcolare cosa succede a redditi e occupazione in termini quantitativi, tuttavia e’ molto utile per capire le forze che scaturiscono dalle variazioni demografiche, economiche, governative e come queste impattino sulle curve di domanda ed offerta del lavoro e dunque, ci puo’ aiutare a capire perche’ aumenta il tasso di disoccupazione o il tasso di attivita’, e perche’ i salari salgono o scendono.

Il modello in pratica non ci fornisce un risultato numerico e quantitativo, esso  ci dice soltanto la direzione che quei valori possono assumere a seguito di determinate scelte economiche prese dal governo, ci dice cioe’ se una certa scelta del governo ha avuto un impatto positivo o negativo su salari, sul numero di occupati, sul tasso di disoccupazione e sul tasso di inattività, ma non ci fornisce la misura di tale variazione.

La curva in rosso rappresenta le scelte dei lavoratori, a differenza del linguaggio comune, in economia si dice che  il lavoratori offrono lavoro (non lo domandano) mentre le aziende domandano lavoro (non lo offrono), e nel modello standard si ipotizza che all’aumentare dei salari aumenti anche l’offerta di lavoro da parte delle famiglie mentre la domanda di lavoro da parte delle imprese diminuisce.

La curva in rosso OL semplifica il comportamento dei lavoratori mentre quella in nero DN semplifica il comportamento delle imprese. In base a questo semplice modello il punto di equilibrio e’ il salario indicato in figura con il simbolo w*, a quel dato salario domanda ed offerta di lavoro si intersecano e siamo in una condizione di equilibrio, vale a dire una condizione di disoccupazione pari a zero perché tutti coloro i quali erano in cerca di lavoro lo hanno trovato e le imprese operano a pieno regime perché a quel salario medio hanno visto occupati tutti i posti di lavoro messi a disposizione.

Nella realtà il livello di occupazione n* ad un dato salario w* equivarrebbe ad un tasso di disoccupazione pari a quello strutturale. 

nel caso di stipendi pari a w1 (cioe’ livelli di di salari maggiori del salario di equilibrio w*) la domanda di lavoro delle imprese e’ pari a n1 posti di lavoro,  n1a invece sono i lavoratori disposti a lavorare per quel dato stipendio, pertanto il valore (n1a – n1) sono persone in cerca di lavoro che non lo trovano, dunque sono persone disoccupate.

In realta’ nel modello, il valore w e’ il salario orario e n sono le ore lavorate, dunque na1 – n1 non sono il numero di persone disoccupate ma ore di lavoro perse per effetto di un disequilibrio tra domanda e offerta di lavoro, in ogni modo sono un indicatore che determina la presenza di tassi di disoccupazione. 

gli effetti delle politiche economiche

Ora per semplicita’ di esposizione e ragionamento, andiamo a capire come, fenomeni esterni di natura sociale, economica e governativa influenzino le curve di domanda e offerta di lavoro e queste a loro volta influenzino il salari di equilibrio e il livello di occupazione, in questo modo valuteremo quali impatti hanno avuto alcune scelte del governo prese nel passato piu’ o meno recente.

ipotizziamo di trovarci in una nazione nella quale le persone in cerca di lavoro sono 70, per semplicita’ adottiamo un modello lineare positivo dell’offerta di lavoro rispetto al salario, ipotizziamo che la distribuzione sia quella esposta in tabella.

ol

OL aggregata

salari

0 0 1
0 0 2
0 0 3
10 10 4
10 20 5
10 30 6
10 40 7
10 50 8
10 60 9
10 70 10

 

con questi dati otteniamo una curva di offerta di lavoro come quella esposta nel grafico 1.

la prima colonna dichiara il numero di persone che offrono lavoro per ogni livello di salario, la seconda colonna indica il numero cumulato di persone in cerca di lavoro per ogni livello di salario, l’ultima colonna invece e’ la variabile indipendente del modello, cioè il salario.

la tabella ci dice che per salari sotto il valore di 4 euro l’ora la offerta di lavoro e’ pari a zero, cioe’ nessuno e’ disposto a lavorare per meno di 4 euro di salario orario. infine man mano che cresce il salario sempre piu’ persone decidono di mettersi in cerca di lavoro.

ora vediamo cosa succede alle curve di offerta di lavoro a causa di modifiche delle condizioni esterne, in questo primo articolo trattero’ gli effetti del trattato di Schengen su occupazione e salari.

Shengen.

la prima modifica intervenuta sul mercato del lavoro e’ stata per effetto del trattato di schengen, con il trattato di schengen si sono aperte le frontiere all’interno della comunita’ europea, l’apertura delle frontiere  ha favorito i fenomeni di emigrazione da paesi come la Polonia e la Romania verso paesi piu’ industrializzati e ad alto reddito come l’Italia, la Germania e la Francia.

Il numero di persone in cerca di lavoro in Italia e’ aumentato per effetto degli immigrati dai suddetti Paesi, essi avevano una propensione al lavoro inferiore a quello degli italiani perché venivano da nazioni a basso reddito e dunque avevano minori aspettative.

se costruiamo il grafico di questa distribuzione  otteniamo che la  curva di offerta di lavoro si e’ spostata verso destra, la rossa indica la  vecchia curva mentre la nuova e’ rappresentata in verde.

Il lettore puo’ costruirsi il grafico da solo modificando la tabella 1 cosi’ da includere gli immigrati, basta aumentare il numero di persone in cerca di lavoro per un livello basso di stipendio, ad esempio modificando a 20 il valore della prima colonna quarto rigo, esso modifichera’ la seconda colona aumentando tutti ii valori di 10, ed il risultato del grafico costruito su quella nuova distribuzione sara’ appunto quello colorato di verde nel grafico successivo.

il risultato sui salari e sul livello di occupazione diventano come di seguito indicato.

modello standard mercato del lavoro (2)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

come si evince dal grafico, a seguito dell’apertura delle frontiere il nuovo punto di equilibrio si e’ spostato, ora l’equilibrio nel mercato del lavoro si trova in corrispondenza di salari piu’ bassi ed un piu’ alto livello di occupazione.

ma e’ anche probabile che il livello dei salari non si sia modificato, i salari potrebbero essere rimasti quelli che c’erano prima,  ma ora a questo livello di salario non c’e’ piu l’equilibrio, e dunque e’ aumentato il tasso di disoccupazione, ci troveremmo nel caso del grafico 1 con salario reale pari a w1, cioe’ superiore al salario di equilibrio w* e dunque avremmo un aumento del tasso di disoccupazione.

il modello non ci dice esattamente cio’ che e’ successo realmente sul mercato del lavoro, ci dice soltanto come si sono modificate le forze in campo. Esso ci dice che ….

conclusione 1. l’offerta di lavoro si e’ fatta meno “schizzinosa”, nel corso del tempo l’occupazione e’ probabilmente aumentata ma a discapito di salari piu’ bassi o per essere piu’ precisi, nei periodi successivi il trend di crescita dei salari si e’ assestato su curve di crescita inferiori rispetto a quelle che avrebbe avuto senza il trattato di Schengen.

ma il trattato di Schengen non ha solo aperto le frontiere ai lavoratori, ha anche aperto le frontiere alle imprese, vediamo come si e’ modificato il mercato del lavoro dal lato della curva di domanda. Rimanendo fedeli al modello economico, l’apertura delle frontiere ha fatto si che molte imprese si de-localizzassero verso quelle nazioni a basso reddito, il che sposta la curva di domanda di lavoro verso sinistra, ma si e’ anche modificata la curva diventando piu’ inclinata, infatti e’ plausibile che le imprese rimaste in Italia abbiano modificato la propria propensione a domandare lavoro, in pratica molte aziende hanno partecipato alle contrattazioni sindacali partendo da una posizione di maggiore forza contrattuale, questo significa che la curva di domanda di lavoro si e’ fatta piu’ verticale.

Ora possiamo costruire il grafico e vedere cosa succede per effetto di schengen.

effetto schengen sul mercato del lavoro

come si vede dal grafico, mentre inizialmente l’equilibrio nel mercato del lavoro in Italia era quello indicato dalla coppia di valori w* e n*, ora a seguito di Schengen il nuovo equilibrio si e’ modificato, esso e’ mostrato in figura nel punto in cui la curva di domanda di lavoro DN incontra la curva verde OL, rispetto a prima abbiamo una variazione negativa sia sul lato dell’occupazione (sebbene piccola) sia sul lato del salario di equilibrio che ora e’ molto piu’ basso di prima.

conclusione 2. Schengen ha aumentato di molto il potere contrattuale delle imprese rispetto ai lavoratori, il che ha comportato nel tempo effetti negativi sul lato dell’occupazione, e ha contribuito a peggiorare le condizioni economiche dei lavoratori, quanto meno ha abbassato di molto il trend di crescita dei salari e ha creato le condizioni per un peggioramento delle tutele legali dei lavoratori e delle loro condizioni di lavoro. 

a dimostrazione di come il trattato di schengen sulla libera circolazione di merci e capitali ha avvantaggiato paesi a basso reddito come la Polonia, di seguito un grafico mostra come la Polonia sia cresciuta per effetto di Schengen.

polonia-datimacro

Tale crescita e’ stata merito soprattutto degli investimenti direti stranieri provenienti dai paesi Europei cosiddetti evoluti, come Francia, Germania e Italia, gli investimenti diretti stranieri da queste nazioni a favore della Polonia sono passati da 207mld di euro prima di Schengen a 759 mld di euro successivamente, le esportazioni grazie a questi investimenti sono aumentati passando da 208 mld di euro a 639 mld di euro, la disoccupazione e’ invece diminuita passando dal 20% al 13,4%. Per effetto di cio’ il Pil polacco e’ cresciuto del 49% contro il 27% della media degli altri paesi europei.

l’italia invece, mentre prima di Schengen il suo PIL cresceva costantemente, subito dopo l’adesione al trattato di Schengen nel 2007 ha visto crollare il suo reddito, il grafico mostra in modo inequivocabile l’anno 2007 come spartiacque tra due trend diversi, un trend di crescita e prosperita’ seguito da un trend di recessione.

inoltre la figura 4 mostra come, paesi come la Polonia che hanno visto indirizzati gli investimenti stranieri verso la sua economia non hanno per nulla sofferto la crisi del 2008, mentre i paesi UE-9, dopo il trattato di Schengen hanno tutti sofferto, e la ragione secondo me e’ proprio da ricercare nella fuga di capitali dai paesi UE-9 verso paese come la Polonia, fuga di capitali che e’ stata possibile proprio grazie al trattato di Schengen che ha consentito la libera circolazione dei capitali, capitali che sono usciti dalle economie piu’ ricche e ad alto reddito e sono entrate nei paesi a basso reddito, indebolendo le prime e avvantaggiando le seconde.

12-livello-pil-italiano

 

Conclusioni.

a differenza di quanto avevo inizialmente immaginato prima di iniziare l’analisi sugli effetti del trattato di Schengen sul mercato del lavoro, avrei immaginato che l’effetto principale sarebbe stato sul lato della domanda di lavoro, avevo cioe’ immaginato un maggiore impatto sull’occupazione rispetto a quello sui salari.

l’analisi invece mi ha dimostrato che Schengen ha avuto effetto piu’ sul salario di equilibrio rispetto al livello di occupazione. il motivo sta nel fato che la libera circolazione delle persone ha spostato verso destra la curva di offerta, mentre la libera circolazione dei capitali e, quindi gli investimenti diretti nazionali verso i paesi stranieri ha spostato verso sinistra la curva di domanda e l’ha reso piu’ verticale.

il combinato dispoto dei due effetti sul punto di equilibrio del mercato del lavoro ha fatto si che che gli effetti si facessero sentire piu’ sui salari, spingendoli verso il basso,  meno sul livello di occupazione.

le prove che quanto ipotizzato sia vero sono molteplici, il caso piu ‘emblematico e’ la FIAT spa, essa ha investito moltissimo all’estero, soprattutto in Polonia ma non ha disinvestito totalmente, l’Italia e’ ancora seppur per poco un Paese interessante per la produzione, in Italia infatti esistono ancora distretti industriali che offrono vantaggi competitivi sul piano industriale, sebbene ora meno che in passato perche’ indeboliti da altri fattori strutturali; le imprese che sono rimaste in Italia, come la stessa Fiat oppure molti ricorderanno il caso Indesit, consapevoli del loro maggior potere contrattuale nei confronti della controparte operaia hanno spinto per rimanere in Italia ma a condizioni piu’ vantaggiose.

Chi legge il grafico e vede la riduzione del salario non deve pensare solo alla riduzione degli stipendi, sicuramente anche quelli, ma anche ad esempio come nel caso Indesit ad un aumento delle ore di lavoro a parita’ di stipendio, il che fa abbassare il salario orario, ma anche a condizioni contrattuali che spingono verso la precarizzazione delle condizioni di lavoro.

Per le imprese  la flessibilità’ sui luoghi di lavoro e pratiche di lavoro “snelle”, hanno un prezzo e dunque, possono decidere di barattare una minore riduzione degli stipendi in cambio di concessioni sul piano contrattuale. Il che e’ successo sicuramente e la cronaca e’ ricca di fatti come questi, inoltre sui tavolo del ministero del lavoro sono moti i fascicoli di crisi aziendali per le quali si cerca una concertazione, una concertazione che sicuramente non sara’ a favore dei lavoratori.

per approfondimenti:

accordo di Schengen – wikipedia

schengen e l’economia polacca

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